|
|
||
La scuola che non c’è, la scuola che ci dovrebbe essere.di Webmichi
Sul nostro forum, Ieri Oggi e Domani, si è sviluppata nei mesi scorsi una discussione sullo stato della scuola italiana che coinvolge, anche emotivamente, la posizione di diversi amici che a questo istituto guardano in maniera diversa: chi come genitore, chi come insegnante, e chi magari non vive più la scuola direttamente, ma la vuole comunque elemento centrale della vita sociale. Questo articolo è quindi premessa ai successivi e contestuali interventi di due amiche del giornale che possono contare sulla propria complementare esperienza personale di qua e di là della cattedra, nel tentativo di esprimere, nei nostri mezzi, la minore parzialità possibile di vedute sull’argomento.
*** La nostra battaglia, al solito, è contro i pregiudizi e i luoghi comuni che impediscono una lettura corretta dello stato presente e impediscono la formulazione di proposte operative con reali possibilità di successo; ma a questa va accompagnata una riflessione più ampia sulla pretesa impossibile di riavere la scuola cui ancora pensano molti di noi. Perché? Se faccio la domanda sullo stato di salute della scuola italiana a chiunque, la risposta sarà sempre: "È in crisi". Ma la domanda successiva, e obbligata, che rivolgerei a tutti è: "Ma cosa vuol dire, con questo? E da cosa è determinata questa crisi? e quali le soluzioni?"
Un confronto internazionale tra sistemi scolastici svolto dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, basato su test svolti da migliaia di quindicenni per ogni paese dell’Unione Europea, indica che gli italiani hanno quasi sempre risultati peggiori dei loro coetanei (con la parziale eccezione della Grecia e del Portogallo) per tutte le aree disciplinari considerate. I nostri risultati sono peggiori anche rispetto a paesi con un Pil pro capite più basso del nostro, come Spagna, Corea del Sud e molti paesi dell’Europa dell’Est. Il primo luogo comune che cade clamorosamente di fronte a questa evidenza è: “Mancano le risorse”.
Neppure per sogno:
l’Italia è uno dei paesi al mondo con la spesa
per studente più alta. Solo l’Austria, la Svizzera e gli Stati Uniti
spendono di più.
Spendiamo il 50 per cento in più della Germania, che ci batte sistematicamente in tutte le materie e con la densità di studenti per insegnante tra le più basse in assoluto rispetto ai tre leaders continentali (Gran Bretagna, Francia e Germania): dalla metà nell’insegnamento primario al 20% nella scuola secondaria superiore. Esiste quindi un grande problema sul cattivo utilizzo di queste risorse e sulla qualità dell’insegnamento, e più precisamente sulla qualità delle condizioni in cui opera l’insegnante e sul ruolo che lo stesso vuole o è in grado di svolgere e sulle responsabilità, dirette o indirette, sulla inadeguatezza degli studenti italiani. Va da sé che la considerazione immediatamente successiva è: quali sono le unità di misura di questo “gap”?
Questo è un
secondo problema: la mancanza di un sistema di valutazione esterna degli
studenti. Nel Belpaese le commissioni esaminatrici sono composte unicamente
o in maggioranza da membri interni: per molti dei nostri vicini europei
esistono invece unità di verifica e misura esterne, che cercano di chiamare
ad una valutazione su standard definiti e non pregiudicata dai rapporti
ambientali. Sarebbe pure importante un sistema di valutazione esterna sulla
qualità dei singoli insegnanti
*** La risposta agli argomenti di cui più spesso oggi si discute, su cui si dibattono le decisioni politiche e si muovono rivendicazioni legittime sul riconoscimento professionale o sulla precarietà di chi nella scuola lavora e si formano le aspettative dei ragazzi e delle famiglie ,(quando queste in realtà non siano causa primaria del ritardo) e cioè gli orari di apertura, i voti e i giudizi, la durata dell'obbligo, la retribuzione e la formazione degli insegnanti, lo studio del greco e del medioevo o quello di internet e dell’inglese, i finanziamenti che non ci sono, non inciderà di una virgola: la scuola come la conosciamo noi è in crisi nera perchè sono cambiate radicalmente le premesse della sua esistenza.
***
Vista dalla
parte di chi la frequenta, acquisire la cultura dell’elite è sempre stato
considerato un tramite per diventarne parte, e un titolo di studio adeguato
è considerato socialmente importante ancora oggi.
|
||
Un'idea? Un commento? Parliamone insieme nel
forum
By eternauti.it - il giornale
della nostra storia. È vietata la riproduzione non autorizzata degli
articoli contenuti in questa rivista