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Riccardo Zara: storia dei cavalieri per bambinidi Valerio Di Mauro Nell’arco degli ultimi venti anni abbiamo assistito ad un cambiamento radicale dei cartoni animati, sono cambiate le ambientazioni, i personaggi, i disegni (una volta rigorosamente a mano e in 2D!), le tecniche di montaggio; oggi è abbastanza normale incontrare al cinema adulti intenti a fare la fila al botteghino per l’ultimo film della Pixar, ansiosi per l’imminente arrivo dell’ultima serie dei Simpson, desiderosi di collezionare i gadgets dell’ultimo eroe Disney, ma una volta "i cartoni" erano un prodotto esclusivo per i bambini. Un luogo comune recita "I cartoni animati di una volta erano migliori" e un fondo di verità probabilmente c’è: è innegabile che quelli attualmente in onda siano "leggermente" più violenti e diretti, lontani dalle favole dei decenni passati, più vicini al mondo "reale" ma di sicuro rendono i bambini, desiderosi di assorbire tutto ciò che proviene dalla scatola televisiva, più simili agli adulti che ai loro stessi coetanei, con le conseguenze che questo comporta. Questo è un processo avviatosi alla fine degli anni 70, e riguardò in particolare le colonne sonore dei cartoni animati. Questo è appunto l’oggetto preso in considerazione. Dai primi cartoons muti, dove la musica e i versi venivano elaborati dentro di noi (pensiamo al primo Topolino sul vaporetto che fischia, chi di noi non ne immaginava il suono?) eravamo passati a musiche "standard" per la maggior parte delle produzioni americane, Tom & Jerry e Titti & Silvestro e i suoni onomatopeici; poi ci sono state le favole sul grande schermo tipo Biancaneve, Cenerentola con le prime produzioni originali, fino all’arrivo dei giapponesi con i manga e le storie a puntate. Tra la fine degli anni 70 e l’arco degli anni 80 le sigle dei cartoni animati non erano dei semplici incipit ripetuti come dei mantra ma dei veri e propri brani eseguiti da ottimi musicisti, artisti in grado di semplificare il messaggio del cartone che presentavano, essendo diretti ed immediati, destinati ad un'enorme popolarità tra piccoli e adulti e dando un’importante referenza in più al cartone animato stesso. Tra coloro che interpretarono al meglio questo filone ricordiamo Nico Fidenco (Don Chuck Castoro, Ippotommaso), I Mostriciattoli (Carletto che paura mi fa!), Castellina Paso Orchestra (Lupin, una delle più belle in assoluto!), Cristina D’Avena (I Puffi, Pollon, Nanà Supergirl e mille altre!), Paolo (Holly & Benji), Oliver Onions (ovvero i fratelli De Angelis, autori di tante colonne sonore di film italiani della metà anni 70, soprattutto della coppia Bud Spencer – Terence Hill: la loro sigla per Galaxy Express 999 è presa appunto da uno di questi) e in particolare I Cavalieri Del Re di Riccardo Zara. Il gruppo è formato, oltre allo stesso Zara, dallo moglie italo-brasiliana Clara Maria Teresa Serina, dal figlio Johnatan Samuel e dalla cognata Guiomar Serena Serina; oggi si esibiscono in rare occasioni, per festival o rappresentazioni in stile revival, i più giovani li conoscono perché negli ultimi anni sono stati scelti per comporre nuove sigle (tra cui La piccola Nell) ma la loro storia ha origini ben più datate. Appassionato sin da ragazzo dai Beatles, Zara, già autore di brani per i Dik Dik, Wilma De Angelis, Nilla Pizzi, ha sempre cercato di trasportare nelle sigle l’ottimizzazione dei cori in un brano nascondendo eventuali difetti dovuti al poco tempo disponibile dal momento dell’incarico al momento della messa in onda del cartone stesso; erano i tempi delle traduzioni veloci dei manga giapponesi, delle storie con un inizio ben preciso e con una fine in evoluzione, periodo nel quale i Cavalieri Del Re avevano quasi monopolizzato il settore. Si occupava lo stesso Zara delle parole e delle musiche, creando il nesso tra la storia del cartone animato e la musica da lui composta, prevedendo in anticipo le immagini che andavano ad accompagnare la sua composizione; tra le tante ricordiamo l’Uomo Tigre (l’unica a firma Riccardo Zara senza Cavalieri Del Re), Devilman, Yattaman, Ransie la strega, Lady Oscar, Gigi la trottola, Coccinella e l’indimenticato Il Libro Cuore, trasposizione del celebre romanzo di Edmondo De Amicis.
Nei testi si possono notare chiari riferimenti al gioco e alla fantasia, mai richiami gratuiti alla violenza e in casi estremi (vedi l’Uomo Tigre) si parla di lealtà di valori e di vera amicizia per giustificare atti di forza. Poteva capitare che ad essere inviata alla stazione televisiva non fosse la migliore esecuzione del brano, come nel caso della già citata sigla dell’Uomo Tigre dove si riescono a sentire dei singhiozzi di Zara! I bambini uscivano a giocare a pallone cantando Daitarn III o facendo il verso di Ufo Robot, immaginavano uno degli Astrorobot (in seconda elementare fui "eletto" uno di loro, non chiedetemi il nome però!), tornavano di corsa da scuola perché nel primo pomeriggio iniziava Holly & Benji (chi non ha mai sognato di essere il mitico Oliver Hutton?). Poco importava che fossero situazioni impossibili da vivere nel quotidiano (credo che il campo di calcio dove "Holly si allena tirando i rigori, Benjy lo segue con attenzione" fosse lungo circa 4 km. e che Zenigata, per essere un commissario, avesse un’ottima raccomandazione!), tutto aveva il gusto particolare dell’irripetibile, e ancora oggi, quando ascolto (capita di frequente!) quei brani, provo un brivido che corre lungo la schiena. Le case discografiche fiutarono l’affare ed iniziarono a lanciare sul mercato 45 giri che andavano letteralmente a ruba, piazzandosi nella zona alta della classifica settimanale: inaspettatamente si vendevano migliaia di copie di dischi, brani leggeri destinati ad un pubblico giovanissimo, che facevano concorrenza a Dalla, Baglioni, i Pooh. Intanto debuttarono sul mercato discografico compilation create con brani "ricantati", ovvero sigle rifatte da gruppi interni di etichette di seconda linea, con un buon successo, soprattutto per chi riteneva comodo ed economico avere un unico 33 giri con 10-12 brani anziché vari 45 giri. Ma i tempi si evolvono: il mercato ormai saturo, l’avvento dei computer, nuove proposte e nuove mode portarono i citati cartoni animati dalle televisioni nazionali a quelle private fino a scomparire del tutto, lasciando il posto a nuove serie televisive, a produzioni in 3D, per arrivare ai giorni nostri con film di ottima fattura come Gli Incredibili e Cars o le saghe come Shrek che trovano un pubblico ben più ampio della sola infanzia: chi ha mai detto che un orco non possa andare bene per tutte le stagioni della vita? |
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Riccardo Zara
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Topolino in Steamboat Willie
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Cristina D'Avena
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Holly e Benji
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I Cavalieri del Re
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L'Uomo Tigre
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Lady Oscar
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